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Speciale su Mata Hari

By Creepy-Eyes • mar 23rd, 2009 • Category: Approfondimenti

Ovvero, come nel titolo d’un romanzo dell’epoca “la danza davanti alla ghigliottina”. Si chiamava, al secolo, Margherita Geltrude Zelle ed era nata in Olanda il 7 agosto 1876. e pi precisamente a Leewarden, capitale della Frisia, da famiglia piccolo borghese. Mata Hari nascerà più tardi, a Parigi,nel 1905, dopo un’infelice esperienza matrimoniale.

E’ curioso quanti punti di contatto presentino queste belle donne come Elisabetta Kingston, troverà infatti la sua avventura amorosa (per Mata Hari addirittura matrimoniale) mediante un

annuncio economico su un giornale; come Lola Montes, dopo la. breve esperienza coniugale in un paese tropicale, avrà in sorte la separazione dal consorte, il ritorno in Europa, infine la professione di danzatrice.

Vero è che Margherita ebbe, a differenza delle altre, il tristo privilegio dello spionaggio e la scarica del plotone d’esecuzione.
La Zelle dunque andò sposa a Rodolfo Mac Leod capitano dell’armata olandese destinato in servizio a Giava l’11 luglio 1895: matrimonio, come s’è accennato, dovuto a un’inserzione pubblicitaria fatta dai parenti di lui.
Lo sposo aveva vent’anni più della sposa. ma anche questa aveva in colpe: infatti, sedicenne appena, mentre frequentava una scuola di Leida, aveva conosciuto l’amore e la nausea della vita dal suo professore, un uomo maturo che l’aveva tratta con il solito inganno nell’abitazione di lui.
L’esperienza coloniale di Gretha (questo il suo nome corrente prima di quello galante ed artistico) si tramuta presto in un’iniziazione esoterica: e le danze sacre di Giava, nella loro strana ermetica .ieograf ta. assorbono lo spirito inquieto della donna ventenne.
Dalle nozze infelici nascono un maschietto, che muore poco dopo, e una femminuccia: ed ecco ben presto la separazione, il divorzio. Nel 1903, la vita di Margherita Geltrude Zeile è chiusa, s’apre quella di Mata Hari. Ha ventisette anni, va a Parigi, diventa la modella e l’amante d’un celebre pittore, poi debutta come danzatrice in alcune riunioni private col nome di Lady Gretha Mac Leod; e il 13 marzo 1905, ai museo Guimet, ha luogo la sua consacrazione in quelle danze trascendenti e misteriose, inaccessibili al gusto del grosso pubblico e pur sempre imbevute d’un tantino di mistificazione,
Comunque, la novità del nudo delle sue danze provoca un’enorme sensazione; e Mata Hari, ricevuta dappertutto nel mondo elegante, è a Londra, a Berlino, insomma in tutte le capitali d’Europa; ma soprattutto trionfa a Berlino, dove un patto segreto suggella il suo destino di futura spia germanica nella grande guerra a venire.
Nel 1908 è di nuovo a Parigi, dove è consacrata definitivamente sulle scene del teatro Marigny: Mata Hari è la donna del giorno, più per il suo fascino forse che per la sua bellezza, e diventa ufficialmente l’amante d’un ministro della guerra; è insomma la donna a cui la Francia svela, fra un sorriso e l’altro d’alcova, i suoi segreti militari.
Ed ecco il 1914, la guerra. Ella lascia in tutta fretta la Francia, passa in Germania; c’è chi dice che le sue danze furono una mistificazione nient’altro che una pantomima, e si tratta di buoni giudici (Lola Fuliler, Isadora Duncan); e che soltanto al Wintergarten di Berlino,ottiene quei successi che le sono negati altrove. C’è del vero, ma non tutto il vero: il resto è che la danza davanti alla ghigliottina incomincia.
M ‘oi ì il soggiorno in Germania è inutile, oltre che pericoloso, Mata Hari passa in Olanda, donde, nei 1915. riesce, grazie ai suoi forti appoggi, a rientrare in Francia.
Il contributo da lei dato alla beneficenza di guerra le vale un salvacondotto per recarsi al fronte, poi la ritroviamo in Spagna dove ha per collaboratore un giornalista sudamericano.
Ma intanto, tra Londra e Parigi, la rete si sta tendendo che porterà la danzatrice alla fucilazione: è un giovane capitano francese, stavolta, di nome Ladoux, che nel Belgio occupato, nel settembre 1916, le chiede un convegno d’amore per offrirle d’arruolarsi al servizio della Francia, Mata Hari tentenna, l’ufficiale francese – che fa il doppio gioco – è arrestato dal comando germanico e fucilato; ma la prima prova contro Mata Hari è raggiunta.
Madrid è ora il centro d’operazioni della spia. la quale si sposta continuamente dalla Spagna alla Francia e dalla Francia alla Svizzera e all’Olanda. Finalmente, alla fine dello stesso anno, Mata Hari riceve dallo Stato Maggiore tedesco l’ordine radiotelegrafico di tornare immediatamente a Parigi; e l’ordine è accompagnato dall’avviso che la somma di parecchie migliaia di pesetas si trova a disposizione di lei in una banca. Ma il radiotelegramma, intercettato dai Francesi segna la sua condanna a morte; la mattina del 13 febbraio 1917 (tanto il 13 che il 17 portan sfortuna), al Palace Hotel di Parigi, la danzatrice è arrestata e inviata alla prigione di Saint Lazare.
La carriera di Mata Hari è finita, incominma l’ultimo ctto del l’agente H 21, il suo numero negli archivi delle spionaggio tedesco.
Tutto questo appartiene alla storia giudiziaria, non a quella galante: così il lungo processo, o almeno la lunga fase istruttoria, durata ben cinque mesi; il dibattimento, apertosi il 24 luglio 1917 davanti al al 3° Consiglio di guerra; la serrata e implacabile requisitori del pubblico ministero; infine la condanna a morte, pronunziata il 21 agosto 1917.
Ma c’è ancora, sullo sfondo del dramma, tra il carcere e l’aula giudiziaria e tra l’aula ed il fossato di Vincennes – dove Mata Hari sarà fucilata all’alba livida del 15 ottobre – ultimo accenno romantico se non proprio galante: è l’innamoramento dell’avvocato Clunet, il difensore per la sua bella cliente.
Ultimo dell’ormai esigua schiera degli ammiratoti di Mata Hari (la morte ha dei sudditi, non già degli amanti), l’avvocato Clunet spera ancora; eppure la sua difesa, calda avvincente appassionata, non può mutare la realtà delle cose, né un destino segnato segnato. Dura realtà della guerra, destino di chi ha tradito una patria, sia pur d’adozione; neppure il gesto di Frine avrebbe potuto salvarla.
Come ferma e degno fu la difesa di Mata Hari al processo così nobilissima fu la sua maniera di morire. Una doppia scarica l’abbatte, ma fu necessario il colpo di grazia. Già durante le settimane che avevano preceduto l’esecuzione s’era preparata alla morte., Del resto tutto ciò era nel suo destino di donna fatale: doppiamente fatale, a coloro che l’amarono e più ancora a coloro che furono vittime innocenti della sua delazione. Per questo fu giustiziata a ragione, per diritto divino ed umano; ma anche per questo la fantasia della folla s’è impossessata della sua figura e ne ha fatto un’eroina romantica: e Mata Hari — bella, bruna, con i suoi occhi stellanti un p0’ mandorlati, con il suo corpo scultoreo — è passata nei libri e sullo schermo.

Tratto: da www.nivis-regnum.com

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